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Dopo trans e coca, ora è bagarre |
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Novembre 2009
L’IRRUENZA DI CIARRAPICO. IL CENTROSINISTRA ALLA RICERCA DI UNA NUOVA IDENTITÀ. MENTRE SALGONO LE QUOTAZIONI DI TAJANI
L’ATTUALE COMMISSARIO UE È ORMAI FAVORITO PER GUIDARE IL CENTRODESTRA ALLA RICONQUISTA DELLA REGIONE
di LICANDRO LICANTROPO
I sondaggi effettuati in gran segreto e le intenzioni di voto confermano due cose: 1) nel Lazio la partita politica tra Popolo della libertà e centrosinistra sarà comunque avvincente, giocata sul filo di lana e con una enorme valenza sul piano dell’importanza politica e degli equilibri anche nazionali che determinerà; 2) l’Udc è accreditato ad una percentuale vicinissima al 10%, il che vuol dire che il partito di Casini sa di essere decisivo e che utilizzerà in prospettiva questo dato di fatto.
L’Unione di centro è intenzionata ad andare da sola alle regionali, ma Casini non ha escluso eccezioni pur guardando nel medio e lungo periodo, più che nel breve. In sostanza Casini sa che il Pd ha bisogno di altro tempo per recuperare, mentre la parabola di Berlusconi potrebbe entrare nella fase discendente in tempi non rapidissimi. Condizioni che in futuro potrebbero determinare la candidatura dello stesso Casini alla presidenza del Consiglio, con il sostegno di un Pd più forte e diverso. Però le variabili non mancano e nel partito sono in tanti a spingere per un’alleanza con il Pdl alle regionali. Intanto però l’onorevole Anna Teresa Formisano sta lavorando ad una lista molto forte sul piano provinciale. Una lista che dovrebbe essere composta in questo modo: Fabio Forte (area est), Iris Volante (area sud), Gianfranco De Santis (area nord), Alessandro Foglietta (area ovest) e Domenico Marzi (Frosinone). Dopo qualche incomprensione post-elettorale i rapporti tra i due sono sulla via del completo recupero e la Formisano ha bisogno di un risultato ragguardevole per dimostrare che in questa provincia conserva un ruolo importante: senza di lei nessuno vince al primo turno alle provinciali, senza di lei nessuno ha la maggioranza assoluta alle regionali, dove peraltro è necessario scrivere il nome e il cognome del candidato sulla scheda, oltre a barrare il simbolo. Operazione che può accorciare le distanze se in campo ci sono esponenti conosciuti. Come Marzi appunto.
Nel Popolo della libertà molto dipenderà dal candidato alla presidenza della Regione Lazio: Renata Polverini è favorita, ma i meccanismi nazionali (compresa la nomina di Massimo D’Alema a ministro degli esteri dell’Unione europea) potrebbero cambiare la situazione e riportare in pole position l’attuale commissario europeo Antonio Tajani, braccio destro di Berlusconi. Nel Pdl i cinque candidati, salvo sorprese, saranno i seguenti: Franco Fiorito, Mario Abbruzzese, Adriano Roma, Angelo D’Ovidio, Maria Teresa Graziani. Gli altri due uscenti, Sandro De Gasperis e Augusto Pigliacelli, verranno con ogni probabilità smistati nella lista civica a sostegno della candidatura alla presidenza. Per quanto riguarda il listino, le ambizioni sono tante, ma al momento la partita sembra essere quella tra Adriano Piacentini e Bruno Scittarelli, con il primo che potrebbe avere il sostegno del senatore Giuseppe Ciarrapico. A proposito di Giuseppe Ciarrapico: come reagirebbe nel caso di indicazione alla presidenza della Regione del suo “storico” avversario interno, Antonio Tajani? Anche questa è una variabile da considerare con attenzione. Il centrosinistra è ovviamente “orfano” di Piero Marrazzo. Il ciclone politico e mediatico che ha investito l’ex governatore non ha precedenti nel nostro Paese, ragione per la quale la scelta del designato alla presidenza andrà ponderata con estrema cautela. I big non mancano (Veltroni, Gasbarra, Marino, Bindi, Melandri, Bonino, Zingaretti, Abete, Serra), ma bisognerà attendere ancora per avere la “fumata bianca”. A livello locale la situazione non è meno ingarbugliata. L’assessore regionale Francesco Scalia e l’attuale segretario del Pd Mauro Buschini saranno sicuramente candidati, ma il problema, oltre a quello di ultimare la lista, è quello di un rilancio politico in grande stile dopo la sconfitta delle provinciali e la vicenda di Piero Marrazzo.
Quest’ultimo fra l’altro era già in piena campagna elettorale in Ciociaria e stava lavorando su due fronti. Il primo era quello di una intesa forte con il Partito socialista di Gian Franco Schietroma per piazzare diversi esponenti della “Rosa europea” nella lista del presidente. Il secondo aveva a che fare con una sorta di bozza di accordo con Arnaldo Zeppieri, presidente del Consorzio Asi e già numero uno di Confindustria Frosinone. Zeppieri poteva tranquillamente ottenere una designazione nel listino, ma ora la situazione è profondamente cambiata e potrebbe mutare ancora. Non è un mistero, infatti, che Arnaldo Zeppieri abbia sempre avuto ottimi rapporti con Antonio Tajani. Il commissario europeo, dal canto suo, potrebbe perfino prendere l’iniziativa per cercare di avere nel listino uomini della società civile, in modo da non scontentare nessuno nel mondo della politica. È una chiave di lettura interessante, che però entra in rotta di collisione con le strategie politiche del senatore Giuseppe Ciarrapico.
L’impressione è che trovare la soluzione non sarà affatto semplice. Infine, una considerazione. Nessuno immaginava che il mandato del presidente Piero Marrazzo potesse finire in questo modo. Però è sotto gli occhi di tutti che la Regione Lazio resta un territorio con tante emergenze: sanità, infrastrutture, occupazione, servizi. E la presenza di Roma finisce inevitabilmente con il fagocitare le risorse a danno delle province. Quella di Frosinone “soffre” più delle altre.
Al di là di quello che sarà il verdetto delle urne, la percentuale di afflusso degli elettori al voto ci dirà in quanti credono ancora che le cose possono cambiare. Il rischio di un astensionismo alto incombe su tutti e alla fine rischia di penalizzare tutti. Sedersi su una poltrona importante e remunerativa può soddisfare l’ambizione e la qualità della vita dei singoli. Ma se non si ha il potere di cambiare davvero le cose, allora la prospettiva è destinata inevitabilmente ad essere foriera di delusioni e sconfitte. Inevitabilmente.
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